I 5 atterraggi di aeroplani sull’acqua incredibili

Indice degli argomenti trattati

Sembra che questo genere di video sugli aeroplani piaccia in modo particolare, per questo abbiamo deciso di proporre il primo articolo dedicato agli aerei riguardante i 5 atterraggi di aeroplani sull’acqua incredibili.

Oggi ti mostreremo 5 incredibili storie di piloti che, grazie alle migliaia di ore di volo sulle spalle, la velocità di pensiero e la capacità di decidere sotto pressione, hanno permesso di evitare disastri.

Qualcosa di differente e accaduto alla voce numero uno, un mistero ancora irrisolto.

Quindi, assicurati di leggere l’articolo fino alla fine per capire di cosa sto parlando.

Ecco a te i 5 atterraggi di aeroplani sull’acqua incredibili di sempre!

Volo 152 Air France

Al numero 5 troviamo il volo 152 Air France.

Il volo di linea 152 Air France, passeggeri internazionale, proveniva da Parigi ed era diretto a Teheran con scali previsti a Roma e Beirut.

L’aereo completò la prima tappa del suo viaggio senza incidenti, atterrando a Roma in perfetta sicurezza.

Una volta effettuato il rifornimento, riprese il volo con destinazione Beirut.

Mancavano poche ore per giungere alla prossima destinazione, quando a circa 17 mila piedi uno dei motori dell’aereo, il numero tre per l’esattezza, iniziò a vibrare in modo violento.

Lo scuotimento fu talmente forte che l’intero motore si staccò dall’aereo, colpendo e danneggiando la fusoliera, prima di affondare nelle acque oscure dell’oceano.

Senza uno dei quattro motori, l’aeromobile Lockheed L749 era in grossi guai.

Tuttavia disponeva ancora di 3 motori i quali, teoricamente, avrebbero potuto sostenerlo in volo, prima di tentare un atterraggio di emergenza sulla pista più vicina.

Purtroppo, i danni causati erano talmente gravi che subito dopo anche il motore numero quattro iniziò a tremare violentemente, facendo perdere il controllo ai piloti.

Ora la situazione era chiaramente compromessa perché l’aereo non era progettato per volare con due soli motori.

Privo di potenza, il velivolo iniziò perdere quota.

A questo punto l’equipaggio inviò 3 chiamate di soccorso, prima di decidere di effettuare un rischioso atterraggio in mare.

Le luci del faro Kizida indicavano la posizione della costa sud Occidentale, dove era previsto l’ammaraggio.

Durante la discesa, gli assistenti di volo informarono i passeggeri sulla situazione, per calmarli e istruirli su come indossare i giubbotti di salvataggio.

Per fortuna il mare era molto calmo mentre i piloti effettuavano un’impeccabile manovra d’emergenza sull’acqua.

Prontamente i passeggeri furono sbarcati e messi in salvo e l’equipaggio evacuato.

L’aereo è rimasto di lato, appoggiato su una delle due ali, per circa 1 ora, prima di affondare.

In totale a bordo c’erano 42 persone e, nonostante l’incredibile manovra, 4 persone anziane persero la vita annegando, durante l’atterraggio.

In ogni caso le vittime sarebbero state molte di più senza l’atterraggio perfetto effettuato dai piloti.

I 5 atterraggi di aeroplani sull’acqua incredibili: Volo 421 Garuda Indonesia

Al Numero 4 troviamo il volo 421 Garuda Indonesia.

Il volo di linea nazionale 421, della compagna Garuda Indonesia, percorreva un viaggio relativamente breve di 388 miglia da Ampananon a Yoga Akata.

L’aereo, un Boeing 737, era il primo aereo di questo modello aggiunto alla flotta Indonesiana.

Il velivolo partì regolarmente ed era giunto quasi a destinazione quando fu investito da una violenta e insolita tempesta.

L’entità del fenomeno atmosferico era chiaramente visibile anche dai radar di bordo, ma l’equipaggio aveva deciso di attraversarlo comunque.

Il pilota, provò a usare tutta la potenza dell’aereo, per spingerlo attraverso un buco apparentemente calmo.

Questo per ottimizzare i tempi ed evitare di aggirare la tempesta.

Col senno di poi, sarebbe stato meglio procedere con quest’ultima opzione, ritardando solo di qualche minuto il loro viaggio.

Appena l’aeromobile si trovò all’interno del temporale, fu bombardato da forti piogge e grandine.

Un minuto e mezzo dopo e a un’altezza di 19 mila piedi, entrambi i motori dell’ aereo iniziarono a incendiarsi, prima di spegnersi.

In genere, lo spegnimento di un motore in volo, può avvenire per diversi fattori: la perdita di compressione all’interno della camera di combustione,

la carenza di carburante, oppure per i danni subiti da oggetti esterni come cenere, uccelli o grandine.

Senza parlare degli sbalzi termici e la difficoltà a volare in determinate condizioni atmosferiche.

I ripetuti tentativi da parte dell’equipaggio, per riaccendere i motori, non andarono a buon fine.

A un certo punto, anche il generatore elettrico è andato in avaria lasciando l’aereo privo di elettricità.

Nemmeno il tentativo di avviare il generatore ausiliario ebbe successo.

In queste condizioni, il 737 era effettivamente come un aliante.

L’aereo scese attraverso lo strato di nuvole fino a 8 mila piedi.

Per fortuna il pilota intravide il letto d’acqua di un fiume solitario, il che lo convinse a tentare un atterraggio con le alette retratte.

La manovra ebbe successo e il velivolo si adagiò con la fusoliera nelle acque basse del fiume.

L’aereo in gran parte era ancora intatto, i danni maggiori erano stati riportati nella parte inferiore dove era avvenuto l’impatto, soprattutto verso il lato della coda.

L’urto aveva anche fatto staccare il pavimento della cabina, causando gravi ferite ai due assistenti di volo.

Nell’impatto dodici passeggeri hanno perso la vita, mentre tutti gli altri, insieme all’equipaggio, sono sopravvissuti, nonostante le ferite.

I 5 atterraggi di aeroplani sull’acqua incredibili: Volo 1153 Tunisia Express

Alla posizione numero 3 c’è il volo 1153 Tunisia Express.

Tunisia Express è una piccola compagnia aerea regionale che opera voli nazionali e anche tra la Tunisia e i paesi vicini come Italia, Francia e Malta.

Fondata nel 1991, la flotta aerea è composta soprattutto da aeromobili di fabbricazione francese come L’ATR72 e L’ATR42.

Questi aerei di linea a doppia turboelica possono trasportare, rispettivamente, 70 o 48 persone.

Questo consente ai piloti di volare con entrambi i modelli, in funzione del numero di passeggeri.

L’ampia varietà di componenti intercambiabili tra i modelli, ha contribuito ad abbassare i costi per la manutenzione.

Tuttavia, tutte queste misure convenienti per la compagnia, non si sono tradotte in sicurezza per i voli.

Come è accaduto il 6 agosto 2005.

Un ATR72, sul quale viaggiavano i turisti diretti all’isola di Djerba, perse potenza su entrambi i motori durante il volo, sul mar Mediterraneo.

Dopo vari tentativi per risolvere il problema, anche intervenendo direttamente sulle schede elettroniche dei motori, sono stati costretti ad abbandonare l’aereo davanti alle coste siciliane.

Il conseguente impatto e esplosione dell’aeromobile, causò la morte di 16 dei 39 passeggeri presenti a bordo.

Gli investigatori italiani che lavorarono per risolvere il caso, stabilirono che i motori non avevano nessun guasto ma la causa dell’incidente fu la mancanza di carburante.

Una causa assurda che si è rivelata essere il culmine di una drammatica commedia degli errori, iniziati in un’officina di manutenzione il giorno prima.

Il giorno della tragedia ci furono diversi voli tra la Tunisia e l’Italia e viceversa.

Uno di quelli, il 1153 appunto, era sotto il comando dell’esperto capitano Chafik Al Gabry, il quale aveva già segnalato in passato che alcuni indicatori del livello di carburante non funzionassero a dovere.

Questo rendeva difficile leggere quanto carburante c’era effettivamente nel serbatoio dell’ala destra.

Aveva annotato questi particolari sul giornale di bordo, in modo che i tecnici della manutenzione potessero risolvere il problema durante la notte.

Purtroppo, i tecnici sostituirono la parte difettosa con una progettata per i modelli più piccoli, e questo faceva riportare agli indicatori di carburante la quantità sbagliata.

Infatti, il carburante era esaurito a metà del volo, nonostante le spie luminose riportassero il contrario.

Il volo N687MA

Tra i 5 atterraggi di aeroplani sull’acqua incredibili al numero 2 troviamo il volo N687MA

L’11 dicembre 2013, circa alle 3.30 della notte, un Cessna 208B con numero di registrazione N687MA, ha subito danni irreversibili quando è stato costretto ad effettuare un atterraggio d’emergenza, sulle acque dell’oceano pacifico.

Era nei pressi di Kalaupapa Hawaii quando il suo motore perse potenza.

Il velivolo, pilotato da Makani Kayer, era decollato dall’aeroporto di Kalaupapa sull’isola di Molokai ed era diretto a Honolulu.

Appena due minuti dopo l’inizio del volo, l’aereo manifestò problemi al motore.

Secondo una dichiarazione scritta del pilota, poco dopo il decollo dalla pista 05 e a una quota di circa 400 piedi sopra il livello del suolo, aveva iniziato una svolta a sinistra per la partenza sottovento.

Inoltre, poco dopo aver superato la quota di 500 piedi d’altezza, il pilota azionò la leva di alimentazione per incrementare potenza durante la risalita.

A questo punto avvertì un forte scoppio e il conseguente calo di potenza nel motore.

Il comandante continuò nelle sue manovre, verificando che le valvole del carburante fossero accese, così come tutti gli indicatori del motore.

Purtroppo, con suo grande stupore, si rese conto che gli indicatori erano tutti spenti.

L’unica cosa che gli rimaneva da fare era atterrare sulle acque del pacifico.

Subito dopo l’ammaraggio parti una chiamata di soccorso dall’aereo.

Le acque dell’oceano erano piuttosto calme, questo consentì ai passeggeri e ai membri dell’equipaggio di lasciare il velivolo attraverso il portellone posteriore.

Il Cessna restò sulla superfice dell’acqua per circa 25 minuti prima di affondare nelle acque dell’oceano.

Intanto un passeggero era riuscito a nuotare fino a riva, prima che la guardia costiera degli Stati Uniti e gli elicotteri antincendio e di salvataggio di Maui effettuassero il salvataggio.

Dopo circa 80 minuti dall’impatto dell’aereo con l’acqua, furono tratti in salvo il pilota e sette passeggeri.

Il volo Nord-Est 293

Ed eccoci al numero 1 con il volo Nord-Est 293.

Nella storia dell’aviazione e i suoi misteri irrisolti, la maggior parte delle volte, il velo che ha coperto questi incidenti è stata l’acqua che copre i ¾ della superfice terrestre.

Come nel caso della compagnia Nord-Est che fu protagonista di una vicenda ancora avvolta dal mistero.

Il 3 giugno 1963 un loro charter DC7C con a bordo 6 membri d’equipaggio e 95 passeggeri, tra i quali membri delle forze armate con le loro famiglie.

Oltre ad alti esponenti del dipartimento della difesa, provenienti dalla base militare Mccord vicino Tacoma, Washington e dalla base dell’aereonautica militare di Elmendorf vicino all’ancoraggio in Alaska.

Durante al prima metà del viaggio, circa 2 ore e mezzo dopo il decollo, le comunicazioni radio indicarono un andamento tranquillo del viaggio, senza particolari fenomeni atmosferici di rilievo.

I piloti avevano chiesto di salire da 14000 fino a 18000 piedi, ma gli operatori dissero loro che c’era traffico a quell’altitudine ed era meglio mantenere la quota attuale.

Tuttavia, nessuno rispose all’appello degli addetti del controllo aereo da terra, un silenzio che presagiva la catastrofe.

L’incidente avvenne ad un’altezza di 8000 piedi sulle acque del golfo dell’Alaska.

Il rapporto delle indagini sullo schianto del volo 293, racconta di una situazione all’apparenza innocua.

Le condizioni fisiche e psicologiche dell’equipaggio e le condizioni meccaniche dell’aeromobile sembrarono essere tutte in ordine.

In seguito al recupero di circa 7 quintali del relitto, gli investigatori condussero tutte le analisi richieste dal caso.

Ad esempio, non c’era nessuna indicazione che fosse scoppiato un incendio a bordo o addirittura un’esplosione.

Il grado di frammentazioni della fusoliera suggeriva che l’aereo avesse impattato con l’acqua ad altissima velocità.

Inoltre, gli schienali deformati indicavano che l’aereo era sceso capovolto, e da ulteriori indagini risultava che la cellula dei passeggeri era rimasta intatta fino al momento dello schianto sull’acqua.

Nel rapporto, gli investigatori, hanno considerato tra le possibili ipotesi del perché i piloti avessero chiesto di salire di quota, anche quella di evitare le formazioni di ghiaccio o turbolenze.

Ad oggi questo rimane un caso irrisolto.

Se conosci altre incredibili storie di aerei atterrati sull’acqua, non esitare a farcelo sapere nei commenti.

Inoltre, se vuoi leggere altri articoli visita il blog.

Un saluto a tutti, a presto!

Clicca per votare questo articolo!
[Totale: 0 Media: 0]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi l'articolo

Facebook
LinkedIn
Twitter
Email
WhatsApp

Altri Articoli